Non menare il belino al bagnino – 2. IL CAFFÈ

 
Nicola Seppone

Nicola Seppone

Abito a Pietra Ligure e ho vissuto quasi 3 anni a Genova. Amo la Liguria. Da 5 anni ho aperto un blog dove parlo di tutto. Ok, sono logorroico. Passioni? Tante, come tutti. La cosa più bella che ho scritto?
"La Liguria, una terra che ha la forma di un arco che scocca una freccia nel tuo cuore, ad ogni alba o tramonto che hai la fortuna di vedere" tratto da un racconto che devo ancora finire. Belin.
Nicola Seppone

Non menare il belino al bagnino – 2. IL CAFFÈ

E se vi siete persi il primo episodio: CLICCATE QUI
MATTINO

Trespolo. Ore 9.01

La focaccia calda. Finalmente. Dopo il primo sforzo mattutino era venuto il momento della giusta ricompensa. Seduto sulla sedia. Guardando il mare. “Ma quanto è buona la focaccia?”.

In acqua tutto era tranquillo.
Ma era soltanto la quiete prima della tempesta.

Il torinese dell’ombrellone 4 se ne stava seduto sulla sua sdraio. Indossava un costume rosso, una canotta del mercato gialla con delle strane scritte e una ciabatta vecchio stile marrone. In pratica il modo migliore per stuprare il made in Italy della moda in tre semplici passaggi. Osservandolo veniva quasi da pensare che il classico crucco con il sandalo e il calzino… ok scusate, non esageriamo con i paragoni. Il sandalo con il calzino è un crimine contro l’umanità, secondo solo al “mi scusi, un pezzo di pizza bianca“.

Ad ogni modo, il vecchio operaio della Fiat stava leggendo il giornale sotto l’ombrellone aspettando lei. Sì. Lei. Pochi minuti e dalla passerella sarebbe spuntata la moglie. Giustificava il suo ritardo ogni mattina dicendo: “Bruno si alza presto. Ma io sono in vacanza. E mi piace dormire nèèèèèèè”.

Belin, arrivava 5 minuti dopo.

Il piccolo moccioso raccoglitore di ricci se ne stava già sugli scogli e, fortunatamente, era intento ad interrompere la pace della donna sulla quarantina della spiaggia libera che, come ogni mattina, si recava sopra ad uno scoglio e si soffermava a guardare il mare.

Il bagnino non la invidiava affatto. Il piccolo “insetto” le ronzava intorno e non vedeva l’ora di trovare il momento giusto per attaccarla: “Signora per favore mi tiene il secchiello mentre raccolgo i ricci?”. Immaginate la gioia della signora. Sono proprio questi gli attimi che ti fanno venire voglia di imboccare la A10 al contrario.

La spiaggia iniziava ad animarsi. Gli ombrelloni si aprivano uno dietro l’altro.  Il bagnino cercava di farsi coraggio: “Forza dai, in fondo sono già le 9.40…eeeeeh?? SONO SOLO le 9.40?? Cazzo nooooooo!!” il suo pianto era tutto interno. Ma era una cascata di lacrime invisibili che toccavano i punti più oscuri dell’anima. Poi, mentre il bagnino era in preda alla disperazione interiore, accadde qualcosa.

Di nuovo dei passi.
Ancora veloci.
Sempre più decisi.
E vicinissimi.

“Giao gabo”

Belin. Era già iniziato il turno dei vucumprà.

“Ciao ragazzo”

“Allora? Come va gabo?

Il bagnino non aveva preso il caffè. Quel genere di domanda non era ancora tollerato.
E poi il caffè glielo avrebbe portato di lì a poco una ragazzina dell’ombrellone 17. Si chiamava Sonia e aveva 18 anni. Era nata e cresciuta in quella spiaggia. Il bagnino, negli ultimi anni, l’aveva addestrata come un vero e proprio soldato. Era pagata quotidianamente con i gettoni del calcetto che poi, tra l’altro, venivano utilizzati dal fratello maggiore. Sonia era un assistente leale e svolgeva i suoi compiti con estrema serietà. Alcune delle sue mansioni principali erano:

– Consegna del caffè (macchiato) al bagnino alle 10 in punto. Non un minuto più tardi
– Spedizioni punitive su delega del bagnino nei confronti di bimbiminkia indisciplinati che creavano caos nella spiaggia
– Chiusura immediata del rubinetto dell’acqua per i bimbiminkia di cui sopra intenzionati ad una guerra di gavettoni improvvisata
– Giro di ricognizione tra le file di ombrelloni per verificare eventuali irregolarità da segnalare al bagnino

E infine, il compito in assoluto più importante:

– Distrazione e prelevamento coatto dal trespolo, dei clienti intenzionati a sfracanare in maniera tendenziosa le palle del bagnino con argomenti tipo:

– Dalle mie parti la roba costa meno
– A Milano c’è la nebbia, ma ci sono più negozi e c’è più scelta (egraziealcazzo)
– “Scusi bagnino, ma cos’è quella roba bianca che galleggia in mare? Sarà mica una medusa?” (non signora guardi è il preservativo di Rocco, che maleducato a lanciarlo in mare!)
– Domande inerenti ai vari tipi di bandiera e/o questioni similari
– Utilizzo della figura del bagnino come un ufficio per le informazioni turistiche/tripadvisor,  ponendo domande del tipo: a che ora inizia la manifestazione questa sera in piazza, dove ci dobbiamo recare per mangiare pesce buono spendendo poco, cosa c’è da fare domani nella località che dista 48km da qui, ecc.
– Strattonamento compulsivo delle palle del bagnino con la domanda più odiosa dell’intera storia dell’umanità: “Bagnino, mi scusi, 3 ore fa ho mangiato un togo Pavesi, posso fare il bagno?

Poi, l’amara scoperta. Sonia non era ancora arrivata. Ma non a spiaggia. In Liguria. Sarebbe arrivata il weekend successivo. E il bagnino lo aveva dimenticato. Ora correva un enorme pericolo. Era solo.

Di nuovo dei passi.
Veloci.
Decisi.
Vicinissimi.

(…continua)

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