Non menare il belino al bagnino – 1. IL RISVEGLIO

 
Nicola Seppone

Nicola Seppone

Abito a Pietra Ligure e ho vissuto quasi 3 anni a Genova. Amo la Liguria. Da 5 anni ho aperto un blog dove parlo di tutto. Ok, sono logorroico. Passioni? Tante, come tutti. La cosa più bella che ho scritto?
"La Liguria, una terra che ha la forma di un arco che scocca una freccia nel tuo cuore, ad ogni alba o tramonto che hai la fortuna di vedere" tratto da un racconto che devo ancora finire. Belin.
Nicola Seppone

Non menare il belino al bagnino – 1. IL RISVEGLIO

È sempre l’ora giusta per menare il belino al bagnino…

MATTINO

Ore 7.50. Battigia.

Il bagnino sta rastrellando la spiaggia. Porta a riva un po’ di rumenta e caccia due pietre in mare. È così piatto. Ma soprattutto non c’è anima viva che galleggia. Le piccole onde toccano la riva. L’acqua è cristallina. Uno spettacolo. Il rumore del rastrello che accarezza le pietrine sulla riva portandole via. Poi la solita scoreggia del “Good morning Liguria!“. Sul trespolo un tocco de fugassa caldo attende di essere gustato scrutando l’orizzonte.

Poi, ad un certo punto, un rumore sinistro. Dei passi.

Sta per succedere qualcosa. Proprio mentre il bagnino si è fatalmente distratto a raccogliere un’altra pietra.

Ancora passi. Veloci. Decisi. Vicini.

“Buongiorno nèèèèèèèèèèèè”

Il bagnino si volta. Di fronte al lui c’è il signore sulla settantina della prima fila. Un torinese che ha fatto dell’ombrellone 4 la sua casa di villeggiatura per i mesi di luglio e agosto. Tiene in mano una copia de La Stampa e si avvicina minaccioso.

Sono le 7.56. Inizia la guerra.

“Ma lo sa che quando lavoravo nella fabbrica della Fiat…”

Gli occhi del bagnino iniziano a seguire il labiale del signore. Il capo si muove al ritmo di “sì, ma ti giuro, non me ne frega un cazzo”. La mente nel frattempo stacca il biglietto e volaffanculo, in cerca di aiuto.

“…a quei tempi facevamo così. Poi per la saldatura è tutto un altro discorso nèèèèèèè”.

Il bagnino sembra non trovare via di scampo. Poi, ad un certo punto, l’ancora di salvezza: “Mi scusi, devo andare ad aprire l’ombrellone alla signora del 107. Torno subito”.

La signora in realtà non esiste. E il 107 era il diversivo più merdoso della storia. Soprattutto in una spiaggia di 60 ombrelloni. Il torinese, però, non intende mollare.

“Ma senta nèèè, da bravo, lo apra anche a me l’ombrellone. Ricordo ai tempi quando c’era l’altro bagnino, al mattino ce lo apriva sempre nèèèèèèèèèè”.

Il bagnino apre gli ombrelloni in preda ad una crisi di nervi.
Nel frattempo comincia ad arrivare gente.

Eccolo.
Il bambino di 10 anni della quarta fila.
Capelli corti e castani. Occhi piccoli e scuri. Occhiali.
E la stessa aria sveglia di Fuller, cugino di Kevin in “mamma ho perso l’aereo”.

“Ciao bagnino, perché c’è ancora la bandiera rossa?”
“Piccolo, perché si lascia fino ad una certa ora. Poi la levo”
“No, levala ora bagnino. Metti quella gialla”
“Non posso piccolo, quella gialla ora non serve”
“Allora ridammi il mio secchiello con i ricci che ti ho raccolto ieri”

Il bagnino si volta facendo finta di non aver sentito. Quel secchiello starà girando insieme ai ricci in una centrifuga trita-rumenta, da qualche parte, chissà dove.

C’è giusto il tempo di riprendere fiato. Arriva un nuovo attacco.

“Uè, canotta rossa, com’è l’onda oggi? Posso andare con la tavola?”

Sì. È lui. Il milanese con il Ray-Ban, la coreana e il boxer-costume-pigiama coloratissimo. Ha comprato la tavola l’altro giorno. Se l’è fatta fare su misura. Usata sì e no 2 volte. Tornerà utile durante l’inverno come decoro per il salotto.

“E guarda oggi niente onda” spiega il bagnino.
“Ah peccato. Vabbè LAIFGUARD, vado a mangiarmi un cornEEEEEEtto”

Finalmente arriva l’ora del trespolo. E il bagnino ci sale sopra consapevole di una cosa. Da lì potrà godere di una vista invidiabile. Centinaia di chiappe transiteranno sotto il suo trono mentre lui, come l’imperatore Commodo de “il gladiatore”, con il pollice deciderà chi ammettere o meno sul trespolo utilizzando alcuni parametri, come ad esempio:

– Sporgenza del balcone più o meno accentuata
– Utilizzo di costumi intriganti e/o mutande della nonna
– Propensione alla sportiveggianza notturna all’interno dello spogliatoio della spiaggia
– Attitudine alla tergiversazione con i clienti malintenzionati che intendono parlare della nebbia di Pavia
– Possesso del brevetto da bagnino. Beh. Sarebbe veramente la ciliegina sulla torta. Se la donzella avesse pure il brevetto, cioè, wow. Questo vorrebbe dire pisciata garantita per il bagnino ogni tot ore. E non solo. Sarebbe una sicurezza anche per tutta la gente in acqua. In assenza di brevetto e, malauguratamente, in assenza anche di una bella donzella, il bagnino, per pisciare, si vedrebbe costretto a ripiegare su “Antonio”, 89 anni, cliente della spiaggia da 90, piccolo accenno di rotula salutante e momentaneamente con canotta rossa con scritto SALVATAGGIO, in attesa del ritorno del bagnino che è andato a pisciare.

Non benissimo.

Ma tutto ha un prezzo. E per il bagnino, quel prezzo, ha un nome ben preciso: POSTAZIONE FISSA.

L’impossibilità di muoversi permette al nemico di attaccarlo con grande facilità senza lasciargli via di scampo. Il trespolo è semplicemente l’ambasciata dove trovano accoglienza tutti i bagnanti del mondo e all’interno della quale avvengono le relazioni diplomatiche più folli.

Ed erano appena le 9.01.

(…continua)