La cura del torcicollo secondo il V.E.L

 
Gabriele Rastaldo
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I surfanetti!


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Da piccolo, se pigliavi aria e ti veniva il torcicollo, la mamma arrivava e strofinava nella zona dolorante un candelotto, dal color giallo o verdeacqua, che puntualmente iniziava a scricchiolare, far rumori strani, fino a spaccarsi completamente. Poi, un bel giorno, cresci e ti rendi conto di utilizzarlo ancora non appena ti “incricchisci” il collo…

Di cosa parliamo? Del rimedio d.o.c, made in Liguria. Alcuni, nel nostro secolo, rabbrividiscono al pensiero che ancora vi sia gente che crede a questa “usanza”, peraltro priva di motivazione scientifica. Noi V.E.L però non demordiamo e portiamo avanti la “tradizione”!

Come fai a sapere che è solo in Liguria? Ti sfido ad andare in qualsiasi farmacia “foreste” e chiedere un cannello di zolfo. O scoppiano a ridere o ti chiamano uno psichiatra, di quelli bravi. Per dover di cronaca: qualcuno afferma che sia venduto anche in zone del basso Piemonte.

Come funzionano, come sono fatti, questi candelotti?
Hanno tutti forma cilindrica, lunghi una decina di cm e dal diametro variabile (i più comuni hanno una circonferenza come quella della moneta da 1€, ovvero 2,5/3 cm). Sulle loro “capacità” vi sono i più disparati dibattiti. C’è chi sostiene che eliminino, assorbano, l’umidità nelle zone colpite. C’è anche chi è convinto che assorbano l’elettricità statica, per via dello scoppiettio che produce un normale cannello non appena posto sul punto dolorante.
Non si crede sia realmente funzionante, anche perchè non vi è nessuna spiegazione scientifica. Personalmente posso confermare che, qualche volta, c’è la rottura del cannello durante l’utilizzo e successivamente si prova una reale diminuzione del dolore (effetto placebo?).

Come funziona: questo cilindretto viene preso per le estremità e fatto rotolare (o strofinato) sulla zona interessata. Inizialmente produce uno scricchiolio, crepitio, scoppiettio, nel punto dolorante poi, quando “non ce la fa più“, si rompe e se il dolore persiste se ne usa subito un altro. In generale, il problema si sta “curando” (o si è curato) quando il cannello si rompe.

Il crepitio e rottura del candelotto sono da attribuirsi all’aggregato cristallino dello zolfo che subisce uno sbalzo di temperatura durante l’applicazione, questa sembrerebbe la motivazione scientifica.

Dove trovarlo? In tutte le farmacie liguri! Quelle che si rispettino, ovviamente! Quale razza di farmacia V.E.L non ha i surfanetti?

Le cose affascinati sono l’esclusivo utilizzo in Liguria, la tenacia nel mantenere questa tradizione e (a volte) l’effettivo esito positivo di questa tecnica.
Non ammetterò MAI che si tratta solo di una credenza popolare. MAI.

Scannatevi pure nei commenti se sapete qualcosa di ulteriore, sarebbe interessante! 🙂

Se vedemmo zueni!

9 thoughts on “La cura del torcicollo secondo il V.E.L

  1. Visti qualche anno fa in una fiera natural/bio ecc. a Guastalla (RE) presentati quasi come una novità 😀 Usati da sempre, credo che uno degli effetti sia quello del massaggio (mai strofinati, sempre fatti rotolare premendo col palmo della mano che dev’essere ben asciutta 😉 )

     
  2. Mia nonna e mia mamma lo usavano così come le persone della zona parliamo del Friuli io anche lo uso non sempre funziona ma molto spesso si!

     
  3. Ne ho visti nelle bancarelle dei mercatini in Romagna. Lì c’erano forti tradizioni curative attraverso la natura, erbe e quant’altro, e sono rimaste in parte, in alcune zone. Ci sono mercatini proprio dedicati a queste cose. L’ho visto, ma non l’ho provato, ora spetimenterò

     
  4. In Argentina e Uruguay li vendono in Farmacia. Funzionano benissimo. Soprattutto quelli dell’Uruguay che sono meno industriali e meno compatti. Si tratta certamente di un fenomeno non placebo ma reale e credo che riguardi proprio lo scambio ionico fra il corpo e il cannello di zolfo. E io li ho provati su me stesso e NON sono un seguace della medicina alternativa

     
  5. Anni fa li ho comperati a Milano in una erboristeria… efficacissimi, e “sinceri” in quanto un foglietto esplicativo spiegava che era un antico rimedio ligure (li ho comprati per quello).
    Unica cosa, diceva di tenerli in freezee, mentre da quello che dite non è assolutamente necessario.

     
  6. Ne ho venduto a migliaia durante e dopo l’Uni; per sveltire la bisogna, quando ero studentessa alle superiori, i miei mi facevano passare i momenti morti a fasciarli uno per uno per averli già pronti.
    Arrivavano sciolti, in piccole pesanti scatole da 100 pezzi.
    Si continuano a vendere bene, almeno qui nella riviera di Ponente
    Costo: 1 euro, in tutte le farmacie

     
  7. Sono sicuro della loro esistenza in Ucraina e Moldova, poichè confermato da mia moglie e amiche, provenienti da quelle zone e meravigliate di trovarli anche qui.
    D’altronde entrambe le nazioni sono confinanti, sulle loro rispettive rive e divise dal fiume Dniester o Dnistro che dir si voglia, sicuramente e lungamente navigato fin quasi in Polonia da navigli della Superba che aveva basi e fortificazioni nella vicina Crimea e a Costanza in Romania.
    Qui sorge il dubbio … Visto che in Ucraina la parola BELIN ha lo stesso identico significato e le bacchette di zolfo ci sono anche li …
    Abbiamo esportato o importato ?

     
  8. Io milanese fidanzata con un ragazzo genovese negli anni prima dl matrimonio e dl trasferimento definitivo a Genova, ho “spacciato” cannelli di zolfo continuamente, tutti i amici milanesi me li chiedevano. Per me funzionano benissimo, tanto che adesso che vivo in Sicilia quando torno a Genova almeno un paio di riserva me li compro!!!

     
  9. Belin, li ho sempre usati e funzionano ! A Bologna l’aria condizionata in albergo mi ha incriccato il collo e sono andato a cercare i cammelli di zolfo in farmaci. Ne ho girato tre e mi hanno guardato come un troglodita, non sapevano nemmeno cosa fossero. L’unico farmacista che aveva una vaga idea mi ha indirizzato ad una erboristeria di piazza Maggiore, dove sono caduti dalle nuvole !

     

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