Buon Compleanno Faber! 77 anni fa nasceva De Andrè

 
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18 Febbraio 1940, Genova, più precisamente Pegli, nasceva Faber.
Quel soprannome datogli dall’amico Paolo Villaggio, sarà poi l’appellativo di uno dei più grandi cantautori italiani di sempre.
De Andrè o piace o non piace. Raro che desti indifferenza. Molti lo hanno criticato per le sue ideologie, altri per il suo Genovese (non perfetto, a detta dei vegetti più esigenti). Un personaggio forte che ha lasciato il segno a Genova e in tutta Italia. Canzoni in Ligure ed in italiano, su Genova e non solo.
Tutti se pensiamo alla parola “Creuza” ci viene in mente il suo capolavoro “Crêuza de mâ“. È proprio questa la forza di Faber, l’impronta che ha lasciato.
È definito spesso il “poeta degli ultimi“, quello che ha saputo raccontare al meglio i luoghi meno nobili, più degradati, i quartieri più difficili, evidenziandone però, il valore, la dignità che essi mantenevano.
Appunto: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior“.

Reputo impossibile riassumere De Andrè in un articolo di poche righe, considero come la miglior spiegazione di lui possa essere data ascoltando il suo talento…
Vi lascio alcune sue canzoni che abbiamo raccolto sul nostro canale Youtube. Come prima trovate Creuza de mâ e, sotto il video, potete leggere testo e traduzione.

Ciao Faber!

CREUZA DI MARE
Ombre de môri môri de mainé
donde ne vegnì dove l’è ch’ané
da ‘n scito dove a lunn-a a se mostra nùa
e a neutte a n’à pontou o cotello a gôa
e a montâ l’aze gh’é restou Dio
O Diäo l’é in çê e o s’è gh’è fæto o nïo
Ne sciortimmo da o mâ pe sciugâ e osse da o Dria
A fontann-a di combi ‘nta cà de pria.
E ‘nt’a cà de pria chi ghe saià
int’à cà do Dria che o no l’è mainâ
gente de Lûgan facce da mandillâ
Quei che do loasso preferiscian l’a
figge de famiggia ödô de bon
che ti peu ammiàle senza o gondon.
E a ‘ste panse veue cosse ghe daià
cosse da beive, cose da mangiâ
frïtùa de pigneu (pignoeti) gianco de Portofin
Çervelle de bæ into meximo vin
lasagne da fiddiâ ai quattro tocchi
pacciugo in agrodôçe de levre de coppi.
E inta barca do vin ghe naveghiemo in sci scheuggi
emigranti do rïe co-i cioi inti euggi
finché o matin crescià da poeilo recheugge
frè di ganeuffano e de figge
baccan da corda marsa d’ægua e de sâ
che a ne liga e a ne porta inte ‘na creuza de mâ.

CREUZA DI MARE
Ombre di facce facce di marinai
da dove venite dov’è che andate
da un posto dove la luna si mostra nuda
e la notte ci ha puntato il coltello alla gola
e a montare l’asino c’è rimasto Dio
il Diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido
usciamo dal mare per asciugare le ossa dall’Andrea
alla fontana dei colombi nella casa di pietra.
E nella casa di pietra chi ci sarà
nella casa dell’Andrea che non è marinaio
gente di Lugano facce da tagliaborse
quelli che della spigola preferiscono l’ala
ragazze di famiglia, odore di buono
che puoi guardarle senza preservativo.
E a queste pance vuote cosa gli darà
cosa da bere, cosa da mangiare
frittura di pesciolini, bianco di Portofino
cervelle di agnello nello stesso vino
lasagne da tagliare ai quattro sughi
pasticcio in agrodolce di lepre di tegole (gatto).
E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli
emigranti della risata con i chiodi negli occhi
finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere
fratello dei garofani e delle ragazze
padrone della corda marcia d’acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare


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